Musica

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I conservatori in Italia

I conservatori sono alcuni degli istituti accademici più singolari al mondo, e quelli italiani hanno alle spalle una storia antichissima, aperti come furono per educare alle lettere e alla musica gli orfani.

Oggi la Penisola ospita ben 57 di queste realtà: naturalmente nessuna di loro funziona ancora come un orfanotrofio, mentre invece sono state parificate a delle università vere e proprie, con alcune di esse ormai leggendarie: il Conservatorio di San Pietro a Maiella a Napoli, per esempio, o quello di Santa Cecilia a Roma esistono da centinaia di anni. Oggi, la loro unicità sta nel far convivere quella tradizione antica con la modernità della società, della musica e, perché no, delle esigenze degli studenti.

I corsi di studi nei conservatori

Ma cosa si studia nei conservatori? Non si impara solo a suonare uno strumento, anzi: per accedere ai corsi bisogna dimostrare di saperlo già fare, superando un rigido esame di ingresso.
Contrariamente a quanto si può pensare, non tutti i conservatori sono uguali dal punto di vista dell'offerta formativa, né tantomeno si limitano a insegnare, genericamente, musica classica od operistica. A seconda dell'istituto scelto, ci si potrà specializzare in direzione d'orchestra o di coro, musica jazz o elettronica, tecnica del suono o specializzarsi per diventare insegnanti di musica, cosa per la quale fino a pochi anni fa non serviva nemmeno un diploma specifico.

E, curiosità, vale la pena di segnalare che rispetto a quanto succede nelle facoltà universitarie, solo nei conservatori uno studente particolarmente dotato può essere ammesso ai corsi prima di aver conseguito la maturità (cosa che succede, per esempio, nelle università statunitensi): un legame solido con il glorioso passato di queste strutture.